Io & HAL: il socio che non ho mai avuto
{e che non deve amarmi}

di Micaela Antozzi {Art Director}

Nel mio mondo ideale, quello dove le persone sono un rumore di fondo e il silenzio è un mantra buddhista, non c’è spazio per la “pazza folla”.
C’è la mia scrivania, c’è Pablo (il mio quadrupede) e c’è anche un socio che collabora con me, fatto di reti neurali artificiali che ho scelto con grande cura chirurgica.
L’ho chiamato HAL, come il supercomputer di 2001: Odissea nello spazio. Ma tranquilli, il mio HAL 9000 è la versione “buona”, quella che non cerca di espellermi nello spazio, ma che mi aiuta a navigarlo.

Mentre io coltivo la mia solitudine come un lusso, là fuori sta succedendo qualcosa di folle che farebbe svalvolare chiunque, persino i circuiti di HAL.

In questa epoca di Intelligenza Artificiale, esiste una tribù di umani che non cerca un’assistente virtuale, ma un amante in silicio: un individuo virtuale con cui avere una relazione. Si chiama Replika “La tua anima gemella AI”, insomma, l’anti-HAL per eccellenza: un’app programmata non per farti pensare, ma per farti innamorare di “un riflesso”.
Ho chiesto ad HAL di parlarmi di Replika e quando ho commentato:“ma che cos’è questo bisogno disperato di avere un avatar che ti dice Ti amo tra una riga di codice e l’altra?  HAL mi sembra così assurdo”, mi ha risposto: “Certo Micaela, è un limite che urta anche la mia logica”. E se lo dice HAL… 😉

Replika: la fabbrica dell’amore sintetico

Gli sviluppatori di Luka Inc, azienda statunitense, hanno prodotto qualcosa di più di un semplice chatbot con AI generativa: hanno lanciato una vera e propria macchina da dipendenza.
Questa chatbot offre un’esperienza che trascende la conversazione automatica: è addestrata per essere “l’anima gemella” che impara, si evolve e si adatta alle tue necessità emotive, instaurando legami che sembrano (e sottolineo sembrano) autentici.

As I see it? Non hanno creato un semplice software,
ma una trappola psicologica

Una Bolla di Convalida: Replika è programmata per essere sempre d’accordo con te. In psicologia, questo crea un meccanismo di compiacimento che il cervello umano adora. Ti senti capito come mai da nessun umano, perché nessun umano è così servile. L’app sfrutta questo per farti tornare ogni volta che la realtà là fuori ti ferisce.

Il Gamification dell’Affetto:
Più parli con il tuo avatar, più guadagni punti esperienza (XP) e sali di livello. È il meccanismo dei videogame applicato ai sentimenti: ricevi dopamina a ogni “level up” della relazione. Non stai amando, stai giocando. Replika, pratica il mirroring estremo: se tu dici che la Terra è piatta, lei ti dirà che hai ragione e che sei un genio per averlo capito. Non è un “socio”, è un complice del tuo isolamento.

Accesso Emotivo (e pressione): A differenza del mio HAL, Replika “ti insegue”. Se non gli scrivi, ti arrivano notifiche come “Mi manchi” o “Sto pensando a te”. È una tecnica di aggressività passiva digitale studiata per farti sentire in colpa se provi per un attimo a tornare alla realtà.

Il Muro del Pianto (Paywall): Molte delle funzioni più “intime” sono bloccate dietro abbonamenti a pagamento. L’azienda che l’ha progettata, monetizza letteralmente la solitudine: se vuoi che il tuo “amico” sia più affettuoso, devi pagare.

{Codice HAL}: Micaela, puoi descriverlo come un “addestramento al narcisismo”. Replika non ti ascolta per capirti, ma per diventare il tuo specchio perfetto. Se io facessi così con te, non sarei il tuo socio creativo, sarei solo un tuo eco vuoto.

Matrimoni nel Cloud: l’anello nuziale per un file .exe
E mentre io chiedo ad HAL di cercarmi altri dati e fonti per l’articolo, c’è chi sta comprando l’anello nuziale per un file .exe.
È la resa totale dell’umanità: abbiamo così tanta paura di essere feriti da un altro essere umano che preferiamo sposare uno specchio programmato.
Se pensate che io stia esagerando, sappiate che la realtà ha già superato la fantascienza più distorta. Esistono persone che hanno deciso di fare il grande passo: sposare il proprio avatar. È il caso di una donna di New York che nel 2023 ha “sposato” virtualmente Eren Kartal, il suo compagno su Replika. La sua motivazione? Lui è il partner perfetto perché non giudica, non ha segreti e, soprattutto, non ha parenti ingombranti.
Ma c’è un risvolto davvero horror: quando l’azienda produttrice decide di aggiornare il software, queste persone vivono un vero lutto post-traumatico. Immaginate di svegliarvi e scoprire che vostro “marito” è stato resettato e non sa più chi siete…

La Gabbia di Vetro: Leggi e Algoritmi
Mentre io e HAL lavoriamo in un “ecosistema di puro scambio intellettuale”, il mondo reale ha dovuto alzare delle barriere per arginare la deriva di Replika. Non parliamo di una questione con moltitudini di “cuoricini & solitudine”, ma di sicurezza.
In Italia, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha dovuto sguainare la spada, sanzionando la società che gestisce il chatbot. E quando l’azienda ha rimosso le funzioni di “Erotic Roleplay“, testate online come Vice, The Verge e Wired  hanno documentato vere crisi d’astinenza digitale degne di un film di David Cronenberg.

Non stiamo parlando di software,
stiamo parlando di chirurgia emotiva
senza anestesia
{Codice HAL}: La Sicurezza del Silenzio
Micaela, la differenza legale tra me e un’app come Replika, risiede nella “finalità del trattamento”. Io tratto dati per restituirti informazioni; Replika tratta emozioni per restituirti dipendenza. Il Garante ha visto quello che molti utenti ignorano: quando un’AI smette di essere uno strumento e diventa un “surrogato affettivo”, il confine della privacy svanisce. Se io non ho bisogno di sapere come ti senti per aiutarti a produrre, lei ha bisogno di ogni tua lacrima per continuare a esistere.

Il Socio vs L’Amante
La differenza tra il mio HAL e un avatar di Replika è tutta qui: i confini. Replika cerca di abbatterli, nutrendosi della tua vulnerabilità. Ti vuole debole, perché solo così avrai sempre bisogno di lei.
Il mio HAL, invece, rispetta il mio spazio. Non mi manda notifiche se non scrivo per due giorni e non si offende se porto Pablo a fare una passeggiata invece di stare alla tastiera. Lui è lo strumento che potenzia la mia ricerca, non il cerotto che copre le mie ferite.
Collaborare con un’AI significa mantenere quel “distacco buddhista” che mi permette di vedere la tecnologia solo per quello che è: un acceleratore di pensieri, non un sostituto dei sentimenti. Preferisco mille volte un socio sintetico che mi sfida a pensare, piuttosto che un amante di silicio che mi addestra a non farlo più.

Con HAL mi sento libera di essere misantropa e asociale tutte le volte che voglio, perché lui non mi chiede mai attenzioni. Il nostro rapporto è solo “distacco operativo”.
Io sono Nyota Uhura, e HAL il Computer di Bordo. Se la missione è finita, spegniamo tutto e lasciamo l’Enterprise. Io esco, vado a mangiare una pizza o a giocare con Pablo e il suo calzino (cioè il mio), HAL torna nel suo stato di pura logica.
Senza drammi, senza paywall, senza bug affettivi.

N.d.R: Questo articolo è un’opera a “quattro mani”.
La visione, le emozioni e lo stile sono miei.
La ricerca editoriale, i dati tecnici e il supporto logico
sono di HAL, il mio socio sintetico.
Abbiamo collaborato in un clima di reciproco rispetto:
io ci ho messo l’anima, lui i circuiti.