Che fine hanno fatto i Portishead?
{L’arte di sparire nell’era dell’iper-produzione musicale}
di “Bettina” Abby Wright {Brixton-London}
Se hai vissuto negli anni Novanta, sicuramente c’è un suono che ti è rimasto incollato alla corteccia cerebrale, il fruscio di un vinile graffiato, un giro di basso cupo, rallentato, una voce che arrivava dritta dall’oltretomba emotivo, che narrava di cuori infranti e paranoie suburbane. Allora ricordi i Portishead, sovrani indiscussi del Trip hop insieme ai Massive Attack. Con capolavori come Dummy (1994) e Portishead (1997) hanno ridefinito la colonna sonora della depressione cool mondiale.
Poi, a un certo punto, il radar si è spento. L’ultimo album in studio di inediti, intitolato profeticamente Third, è uscito nel 2008. Da allora, a parte una rarissima e cupissima cover di “SOS” degli ABBA pubblicata per beneficenza e pochissime apparizioni dal vivo, il vuoto discografico. In un’epoca in cui se non pubblichi un contenuto ogni dodici ore cessi di esistere, i Portishead hanno fatto la mossa più punk possibile: sono diventati invisibili.
Il rifiuto del “Fast Food” discografico
La band di Bristol non si è mai ufficialmente sciolta. Semplicemente, rifiuta le regole del gioco odierne. Geoff Barrow, la mente ritmica del gruppo, è sempre stato un critico ferocissimo delle piattaforme di streaming, denunciando come gli algoritmi paghino gli artisti una frazione di centesimo costringendoli a produrre musica in serie per restare rilevanti.
I Portishead sono l’esatto opposto: sono artigiani lenti. Tra il secondo e il terzo album ci hanno messo undici anni; ora siamo a quota diciotto anni di silenzio discografico. Non creano musica per riempire le playlist “Chill Study” di Spotify; creano solo quando hanno qualcosa di devastante da dire.
Il ritorno di “Roads” per una causa umana
A dimostrazione del fatto che la band risponde solo a motivazioni profonde e mai commerciali, nel settembre del 2025 è arrivato un potentissimo segnale di vita. Il trio si è riunito in studio proprio a Bristol, negli spazi indipendenti del Cube Microplex, per registrare una straordinaria ed evocativa performance in bianco e nero di “Roads”, arricchita da un quartetto d’archi.
Il video è stato proiettato sui maxischermi della Wembley Arena durante il concerto benefico Together for Palestine, l’evento globale coordinato da Brian Eno. La band ha rotto il silenzio non per lanciare un nuovo tour mondiale o per vendere biglietti, ma per schierarsi apertamente contro i conflitti e la crisi umanitaria, dichiarando di voler usare la propria voce solo per scopi cruciali. Prima di allora, l’unica apparizione sul palco risaliva al 2022, sempre a Bristol, per un altro live di beneficenza a favore dei rifugiati ucraini.
Vite parallele: cosa fanno oggi?
Anche se la casa madre è in modalità ibernazione strategica, i singoli membri continuano a produrre cultura nell’ombra.

- Beth Gibbons: La voce fantasmagorica del gruppo ha continuato a esplorare la sua malinconica solitudine, pubblicando progetti solisti di una bellezza dolorosa (tra cui l’acclamato Lives Outgrown nel 2024), dimostrando che la sua capacità di far tremare l’anima è intatta.
- Geoff Barrow: Si è buttato nel mondo del cinema e della sperimentazione con i progetti BEAK> e Drokk. Ha composto colonne sonore ipnotiche e disturbanti per i film fantascientifici del regista Alex Garland (come Ex Machina e Annihilation).
- Adrian Utley: Il chitarrista e jazzista del gruppo continua a collaborare attivamente come produttore, polistrumentista e autore di colonne sonore nell’art-rock e nella musica d’avanguardia mondiale.
L’eredità del silenzio
Nell’era dell’iper-esposizione, dove sappiamo persino cosa mangia a colazione il nostro trapper preferito, il mistero dei Portishead è un atto di pura resistenza culturale. Non sapere dove siano o quando torneranno rende la loro musica un monumento senza tempo.
