Goodbye Facebook
{In controtendenza e convinzione, ci tiriamo fuori}

di Micaela Antozzi {Art Director}

Dal primo agosto il nostro account non sarà più visibile su Facebook.
Ultimamente e per molteplici ragioni, molti hanno deciso di lasciare questa piattaforma. Poca cultura, poca informazione, troppe parole in libertà, troppi insulti e troppo odio.  Anche noi abbiamo deciso di tirarci fuori.

Il nostro magazine è una Blogzine di cultura creativa contemporanea, nata come movimento di “Resistenza Creativa” fatto di appassionati di arte e innovazione, comunicazione visuale e libero pensiero. Yazu! accomuna e non divide, unisce e non separa.  Questo è il nostro modo di fare “storytelling”, con libertà e rispetto delle persone.

Quando ho cominciato a far circolare la notizia sul mio profilo privato, un amico mi ha scritto: “Dispiace, perché via via, finirà che mancheranno i contributi migliori e questo social diventerà un megafono di sola trivialità che si riflette già abbondantemente nella realtà”.
Certo dispiace, ma è per coerenza nei valori in cui crediamo, che abbiamo deciso di finirla qui.

Facebook ci ha stancato.
L’odio e la pazzia che corre sui dorsali
di questo social ci ha stancato.

Siamo stanchi di leggere post che manipolano le masse, tanto che la gente non riesce più a distinguere il vero dal falso, la scienza dalla fantascienza. Post, meme, video, che non informano ma demoliscono, che non uniscono, ma dividono, seminando fake news, odio, rancore, razzismo e omofobia.
Una piattaforma fatta da un miliardo di parole al vento, che non contribuisce a trovare soluzioni, ma mira solo a delegittimare, senza lasciare spazio alla pluralità e nemmeno alla decenza.

Noi siamo stanchi di commentare,
ma anche di ignorare il tutto.

Con un profilo personale in piedi da 17 anni, con pagine aperte e vari progetti – tra cui quest’ultimo Yazu! – mi sono chiesta: “Mi occupo di comunicazione, ma che “comunicazione” è questa?”. Ci ritroviamo chiusi dentro ad “una scatola della disinformazione”, barattando un pò di visibilità in una piattaforma sociale (sociale??) dove i semi dell’odio si sono acutizzati in queste piazze virtuali, riversandosi conseguentemente del mondo reale.
Dove a nessuno frega più niente dell’arte, della creatività, della cultura…
No, non è più piazza nostra. Non ci rappresenta. Non mi rappresenta.

La risposta appropriata
a qualcosa di dannoso per il sistema
è smettere di “partecipare al danno”.

Gli algoritmi di selezione dei post visualizzati tendono a creare una bolla di filtraggio o camera dell’eco all’utente. Facebook è una piattaforma ottimizzata per diffondere odio. Pur non essendo intenzionale, è ormai un progetto “irreparabile”, poiché gli addetti ai lavori in Facebook, negano o rifiutano di comprendere il problema e quindi non possono risolverlo.
Il design di Facebook è stato ottimizzato in ogni modo per mantenerti in uno stato reazionario e quando diventi “desensibilizzato” dopo un’esposizione ripetuta allo stesso tipo di contenuto, il contenuto stesso si sposterà gradualmente verso posizioni più estreme.

Facebook difende di NON moderare
i contenuti dannosi e le fake news,
perché è proprio “il contenuto dannoso”
che è più redditizio.

Analizziamo ad esmpio il problema sulla recente pandemia mondiale e sulla questione vaccinale: Facebook NON sta agendo in nessun modo contro la cattiva informazione sul covid e sui vaccini a tutela della salute pubblica. Checché ne dica, sono BALLE. Non sta facendo proprio nulla.

Una cosa è leggere giornali o riviste per ottenere informazioni, un’altra è trovarsi di fronte a fake news, tendenze e aggiornamenti, pubblicazioni di dati scientifici falsi, informazioni false, attraverso post continui e in un modo altamente fuorviante.
Possiamo continuare a vivere in un universo sempre più estremo, distorto e pieno di illusioni, oppure consapevolmente, dobbiamo pretendere di scegliere qualcosa di meglio? E un big social come Facebook, cercherà di assumersi definitivamente le responsabilità per sistemare questo caos pieno di violenza, odio e manipolazione che ha contribuito a fomentare?

Siamo in un’era di opportunità storicamente senza precedenti per la connessione e l’impegno sociale.
Ci aspetta un nuovo futuro,
pretendiamo un nuovo futuro.
Dobbiamo pretenderlo alimentando sempre il dibattito e cercando qualcosa di alternativo e non pre-fabbricato e poi propinato.

Addio Facebook!

*i nostri lettori possono continuare ad interagire con noi
tramite gli altri social*